POTENZA, sessantaquattro anni fa l’atroce morte di tredici avieri italiani.
“Un massacro efferato, che suscitò indignazione in Italia, tra loro l’aviere potentino Nicola Stigliani”.
Era l’11 novembre del 1961 due velivoli da trasporto C-119 della 46ª Brigata Aerea di Pisa, assegnati al contingente delle Nazioni Unite in Congo, atterrarono all’aeroporto di Kindu. I 13 aviatori italiani mentre stavano portando aiuti umanitari e rifornimenti alle guarnigioni dell’Onu e alla popolazione locale, furono uccisi barbaramente dai miliziani congolesi che li avevano scambiati per soldati del Katanga. Tra i militari trucidati anche il potentino Nicola Stigliani, Sergente Maggiore montatore, che ad appena 30 anni, da vero e proprio martire, fu sottratto agli affetti dei suoi cari per servire la Patria in una delicata operazione internazionale finalizzata alla costruzione della pace in un territorio dilaniato da conflitti tribali e sanguinari. Un massacro efferato, che suscitò indignazione in Italia, poiché fu “silenziato” dai mass media anche italiani, che diedero notizia solo dopo una settimana, e dalla assurda cautela nel dare notizie sia da parte del governo di Brazzaville, che da parte della stessa Onu e soprattutto dalle false notizie che da parte del sedicente colonnello” congolese Pakassa che con “ignominia” affermava che i 13 italiani della missione di pace fossero vivi. Il riconoscimento di queste innocenti vittime anche da parte italiana fu tardivo; solo nel 1994 fu riconosciuta alla loro memoria la Medaglia d’Oro al Valore Militare. Oggi, a distanza di 64 anni, ricordiamo il sacrificio dei nostri 13 aviatori che con dedizione e spirito di servizio erano partiti da Pisa, salutando i propri cari, per una missione umanitaria dalla quale non hanno mai fatto ritorno. Il loro ricordo, ieri come oggi, è vivo nella memoria di tutti noi.
